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Dal XIV Secolo al Rinascimento



Verso la fine del tredicesimo secolo e nel quattordicesimo secolo si accentuarono i contrasti fra il popolo minuto e le classi più basse e la Classe dei ricchi commercianti.

Verso la fine del tredicesimo secolo e nel quattordicesimo secolo si accentuarono i contrasti fra il popolo minuto e le classi più basse e la Classe dei ricchi commercianti. Gli ultimi riuscirono in una presa costante del potere, ma nel quattordicesimo secolo il popolo minuto provò diverse volte ad estendere la base democratica del governo, aumentando la partecipazione delle Arti minori al governo. Nel 1378, sotto l'impulso di un movimento mosso dal proletariato, il popolo grasso popolo fu obbligato ad accettare una riforma istituzionale che prevedeva la costituzione di nuove cooperative; Tintori, Farsettai, Corsettieri e Ciompi, corrispondenti alle attività più umili ed ai lavoratori. Per via dei divergenti interessi interni e all'incapacità di governare, queste cooperative non potevano sostenere la reazione delle Classi Medie mercantili, che presto riassunsero per l'ennesima volta il potere. La rivalità fra due famiglie nobili provocarono molto dissenso e condussero alla formazione di due gruppi antagonisti, conosciute come Neri e Bianchi. I primi erano generalmente esponenti dei nuovi venuti, che avevano realizzato facili profitti ed erano raggruppati assieme ai rappresentanti delle vecchie Classi dei nobili e dei Guelfi più intransigenti. I due partiti si alternarono al Priorato, nell'ultima decade del tredicesimo secolo, ma il conflitto si intensificò. I Priori forzarono all'esilio le teste delle due fazioni e la situazione precipitò. I Neri invocarono l'intervento del Papa che mandò come mediatore Carlo di Valona, fratello di Filippo il Bello, re di Francia. Egli favorì apertamente i Neri e chiese perfino i capi dei Bianchi, che furono arrestati e forzati all'esilio, fra questi c'era Dante Alighieri. Oltre queste lotte interne, la città dovette sostenere la difficoltà onerosa delle guerre contro le potenti Signorias Ghibelline dei Visconti e degli Scaligeri, uniti da Pisani e Lucchesi. Due sconfitte serie, una nel 1315 e l'altra nei dieci anni successivi, indussero Firenze a chiedere, in primo luogo, la protezione delle truppe di Angioline e a disporsi sotto il dominio diretto di Carlo, duca di Calabria, della casa dell'Angiò. La morte del duca nel 1327 ristabilì un'inattesa libertà al comune fiorentino. Ma non finì qui. Un nuovo tentativo di conquistare Pisa e Lucca fallì miseramente. I Fiorentini, sconfitti dalle forze dei Ghibellini, sotto la direzione del signore di Verona, Martino della Scala, nel 1339, furono costretto di nuovo a chiedere aiuto al re Roberto. Questo provocò una breve tirannia fino a che la gente, stanca della violenza e degli abusi di potere, buttarono fuori i tiranni e ristabilirono le libertà civiche. Durante il quattordicesimo secolo, la disputa e le guerre interne si aggravarono per le carestie e le epidemie, specialmente la peste nera del 1348, che aggravarono una situazione che era già rischiosa. Ulteriori danni furono causati dalla disastrosa alluvione, del 1333, che spazzò via tutti i ponticelli sopra l'Arno tranne il Rubaconte. Il quattordicesimo secolo fu quindi un secolo di crisi politica ed economica, un periodo decisivo comune a tutte le economie occidentali. La crisi inoltre si riflesse nell'attività architettonica della città che proseguì ad un passo molto più lento rispetto a prima. L'attività di costruzione fu diretta, in primo luogo, alla rifinitura delle grandi costruzioni iniziate alla fine del tredicesimo secolo (le Mura, la cattedrale, il Palazzo della Signoria, i grandi complessi monastici) e nella ricostruzione dei ponti che erano stati distrutti. Il primo, fra il 1334 e il 1337, fu il Ponte alla Carraia, sembra su disegno da Giotto. Le ricostruzioni degli altri ponti, a partire dal Ponte Vecchio, si basarono su questo progetto. Il Ponte Vecchio fu costruito da Taddeo Gaddi, con tre archi draganti, con una strada molto più ampia. Dopo l'impressionante espansione del tredicesimo secolo, la città cominciò a definirsi e ad avere una politica reale di urbanistica, per fornire alle costruzioni un certo grado di ordine e di regolarità. Durante il quattordicesimo secolo fu fatto uno sforzo dietro l'altro per estendere le vie o modificare i loro itinerari e buttare giù le costruzioni traballanti o quelle con le strutture che impedivano il traffico. I primi obblighi del comune furono naturalmente la riorganizzazione delle Piazze della città, Piazza della Signoria e Piazza del Duomo e delle vie principali. Le costruzioni di quel periodo hanno un facciata con i blocchi di pietraforte, almeno nella parte inferiore e una serie di archi regolari al piano terra. Il tipico arco "fiorentino" è un arco alto, rotondo, con piani entranti e strati lievemente accentuati.

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