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I Lorena



Dopo la morte del Grandduca Gian Gastone, l'ultimo Medici, i paesi europei più importanti riuniti a Vienna decisero di dare la Toscana al duca Francesco I di Lorena
Santi di Tito<br>
(Sansepolcro, Arezzo 1536 - Firenze 1603)<br>
Ritratto di Cristina di Lorena<br>
Olio su tela, cm 144,5 x 116<br>
Siena Palazzo Ducale<br>

Dopo la morte del Grandduca Gian Gastone, l'ultimo Medici, i paesi europei più importanti riuniti a Vienna decisero di dare la Toscana al duca Francesco I di Lorena, dinastia Francese-Austriaco. Fu succeduto da Pietro Leopoldo I, Ferdinando II, Ferdinando III ed infine da Leopoldo II. Mentre l'arrivo della famiglia dei Lorena a Firenze fece rivivere l'economia della città, purtroppo accentuò la mentalità provinciale che ha impedito a Firenze di partecipare all'espansione culturale internazionale e le conseguenze per la città si sono viste per lungo tempo. Nonostante questo le tecniche dell'Ammannati e del Buontalenti influenzarono notevolmente l'architettura ed i segni si vedono negli impianti di Pierfrancesco Silvani, Foggini e, alla fine del diciottesimo secolo, Ruggieri. Alla metà del secolo 18°, quando la cultura internazionale era di nuovo più aperta alla discussione, i Lorena chiesero al francese Jadot di venire a Firenze per imprimere un tocco neoclassico. Il Neo-classicismo a Firenze ha un forte sapore storico, di buon gusto ed eleganza, che si ritrovano nel piccolo palazzo della Meridiana a Boboli o nella stanza bianca di Palazzo Pitti, tra gli altri. Nel frattempo si ebeb una ripresa dell'economia, testimoniata dalla lunghezza della via Larga, due nuovi ponti furono costruiti e le strade lungo l'Arno furono estese oltre le Mura della città, mentre i quartieri poveri aumentarono le costruzioni. Quando Leopoldo II di Lorena riguadagnò il controllo della città, aiutato dalle truppe austriache, in un atmosfera di crisi sociale imminente e di scoppio di guerra di classe, gli ideali della bellezza e dell'eleganza del period neoclassico furono sostituiti dalla teoria dell'Illuminismo, che tornava alla natura ed alla libertà della specie umana. Il crescente contrasto fra l'espansione dei nuovi quartieri residenziali vicino alle Mura della città ed l'inquietante aumento continuo del numero di persone che abitavano i quartieri più poveri, fu la causa principale della guerra sociale, mentre la nascita dell'economia industriale dava risalto al problema delle condizioni delle classi lavoratrici.

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Santi di Tito<br>
(Sansepolcro, Arezzo 1536 - Firenze 1603)<br>
Ritratto di Cristina di Lorena<br>
Olio su tela, cm 144,5 x 116<br>
Siena Palazzo Ducale<br>


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